Ciao a tutti.
L’occasione di implementare un nuovo argomento, con riferimento all’attività cosiddetta “varmint” ci viene offerta dai recentissimi conciliaboli, tenuti in questo forum, aventi ad oggetto la giusta collocazione venatoria del calibro .223 Rem..
Con questo termine, coniato su di una pratica sviluppata principalmente dagli americani, gli stessi intendono un prelievo venatorio, ma meglio dire faunistico, eseguito su piccoli animali a lunghe distanze. In genere si tratta dei cani della prateria, roditori di una certa consistenza, diffusissimi nelle aree desertiche o pianeggianti che sono presenti in vaste zone degli States. Per questo scopo, possiamo vederlo in vari filmati, essi usato ogni calibro; finanche il .50 BMG !
Ovviamente quando sono colpiti non ne rimane nulla; ma di questo gli attuatori di questa pratica non si preoccupano poiché non credo che la finalità sia – o possa essere – quella culinaria e tantomeno grastronomica. Per quanto riguarda noi italiani, vorrei esporre quello che conosco partendo da un approccio antitetico. Se è vero che la finalità del nostro varmint esula anch’essa per molti casi da un prelievo finalizzato allo sfruttamento della spoglia, è però vero che la cultura del rispetto che il cacciatore deve mettere sempre nella sua azione, gli impedisce di utilizzare simili calibri per queste azioni di prelievo.
Vero è però che l’innegabile funzione didattica, nel senso dell’azione di tiro, ci portano a concludere che non sarebbe male poter impiegare di tanto in tanto anche armi e calibri vocati per ben altra selvaggina. A limitare alquanto quest’aspettativa viene il nostro territorio, la sua antropizzazione e frequentazione da parte di persone e/o animali domestici; insomma ci viene impedito dalle norme di sicurezza che ci vietano di assumere i rischi insiti nel tirare una palla di una certa consistenza, animata da una certa velocità con superficialità o peggio con negligenza. Non che una piccola palla da 5,6 mm. , spinta dalla velocità di un calibro centerfire sia una bazzecola, però la differenza con un calibro di medio peso è notevole e dirimente.
Fatta questa premessa, addentriamoci in questa pregevole attività che ha, perlomeno, il pregio del contenimento degli animali nocivi (rectius opportunisti). A proposito, quanta ipocrisia nel voler sussurrare nomignoli edulcorati al solo scopo di far apparire meno pesante una condizione, umana o animale che sia…
Gli animali che in Italia si prestano allo scopo sono innumerevoli; gazze, cornacchie, volpi, etc.. che, stante la loro innata diffidenza, spesso sono attingibili solo da una certa distanza.
I calibri a disposizione sono innumerevoli e non è possibile trattarli tutti. Parleremo dei più diffusi che possono usarsi secondo le norme vigenti; ovviamente ogni lettore è invitato, se vuole, a partecipare con le proprie esperienze illustrando il proprio fucile/calibro impiegato.
.222 Remington. Chi non conosce questa cartuccia ? Purtroppo alcuni ci sono perché da alcuni anni a questa parte si va diffondendo la supremazia del cugino .223, alias 5,6x45 per ragioni che esulano dalla sua maggior efficacia (diffusione in ambito militare e competizioni derivate). Possiamo classificare il .222 Rem. tra le innovazioni storiche del tiro di precisione; si pensi che poco tempo dopo la sua presentazione del 1950 (Frank C. Barnes asserisce nel suo “Cartucce” che la messa a punto avvenne da parte della Remington per il mod. 722) aveva surclassato e portato nel dimenticatoio una miriade di calibri che fino ad allora si dividevano l’interesse degli americani; non ultimo un calibro che quanto a prestazioni è di molto superiore al .222: il .220 Swift.
La maggiore precisione, versatilità, facilità di messa a punto, la sua costanza, in breve ne fecero la cartuccia prediletta per questo ed altri scopi legati al tiro di precisione. Le palle che possono essere impiegate vanno dai 40/45 grani, ai 60 grani che ci consentono di estenderne l’utilizzo venatorio fino al capriolo, purché a breve distanza e con una palla idonea. Naturalmente il range di pesi testé descritto è valido in linea di principio perché il passo di rigatura, in genere 1:14, stabilizza con la precisione che è lecito attendersi, quasi solo palle (tradizionali) tra 50 e 55 grani; oppure monolitiche intono a 45 grs..
La traiettoria è sufficientemente tesa per gli scopi che ci interessano; vale a dire che la difficoltà di colpire in zona vitale un animale di piccole dimensioni comporta che la distanza di tiro non potrà essere eccessiva e sarà compatibile con la traiettoria di una 50/55 grani animata da una V0 di circa 3000/3300 fps. Viene azzerata a circa 185 metri per colpire, senza particolari correzioni, fino a 200 e con un poco di esperienza anche 250/300 mt.
Di solito viene caricata con polveri poco voluminose; Norma 200 e 201, IMR 4227 e 4198, Vihtavuori 120 e 130 (ma anche 133) in dosi variabili tra 18 e 24 grani a seconda della palla impiegata. La capacità di concentrazione di questo mini impianto balistico è notevolissima. Fino all’avvento del cal. 6PPC stava surclassando ogni rivale con rosate di 5 mm. a 100 yards. Ricordo rosate eccellenti in una semplice Rem. 700 BDL varmint con 18/19 grs di ICI rifle n.3, non più in produzione da un trentennio.
L’angolo si spalla risente delle impostazioni dell’epoca; solo 23° che sono rimasti tali nelle sue discendenti .222 Rem. mag e .223 Rem.; una particolare attenzione va eseguita nella selezione dei bossoli perché la differenza di peso tra marche può essere sostanziosa con conseguenze sulla differenza di capacità interna e ovviamente sulle pressioni.
Se proprio vogliamo trovargli un difetto, ma quanto a questo è comune ad ogni palla 5,6 da 50/55 grs e la sua sensibilità al vento; tirare in condizioni di vento superiore a 5/6 m/s diventa abbastanza aleatorio.
Vi allego qualche rosata eseguita a 200 mt. con un semplice Remington 700 BDL varmint per illustrare le potenzialità di questa cartuccina.
Riprenderemo con gli altri calibri per poi passare in seguito alle armi ed alle ottiche che in questa attività sono importantissime.
Ciao/Francesco
